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Racconto 1

Raconto 2

Le origini dell'uomo

Ritorno alla vita

Hassyeno 1

         

RACCONTO 1

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Pubblichiamo questa storia cosi' come ci e' giunta, senza correggere nulla e senza "impostazioni" particolari. L'e-mail ci e' stata spedita da l.polverino1@tin.it oggi 31 Agosto 2005. Buona fortuna a Luigi ! Ecco il testo completo. Ma e' proprio tutta "farina del tuo sacco" ?


Questa lettera più che altro è un fatto personale che non sapendo a che dirlo ho preferito voi anzi veramente per non disprezzare nessuno a Maurizio Costanzo per vedere visto che è una persona molto grande dello spettacolo di leggerlo attentamente e di poter realizzare in futuro una fiction, io avrei voluto pubblicare il libro ma non ho trovato nessuno, mi stò impegnando anche per i disegni e le copertine, spero che vada avanti e spero che la mia richiesta fosse accettata tanti saluti da un vostro fans specialmente a quelli di mediaset ma sopratutto a Costanzo.
Un'altra cosa vi volevo dire ma spero di non esagerare, se in futuro fareste la fiction mi piacerebbe essere informato o presente anche se è possibile per qualche scena grazie della vostra cortesa attenzione

Lorenzo

Introduzione

Questo romanzo ho scritto durante una notte di guardia presso un parco a Napoli. Era il 15 agosto del 2005, e verso le ore 2 di notte incominciò a tirare prima un vento forte e poi incominciò a piovere in modo piano e dopo in modo violento.
Quei lampi e tuoni che illuminavano tutto il viale e la zona che mi circondava, mi davano impressione che ci stesse qualcuno nei paraggi.
Uscii per dare un’occhiata ma non c’era niente, la pioggia nel cadere dal cielo dava suoni diversi, dai tubi dei muri che colpiva alle foglie degli alberi fino ad arrivare sul marmo del pavimento del cortile.
Ad un certo punto impugnai la penna e presi il mio block notes che porto sempre con me,incomincia a scrivere ad immaginare mentre la pioggia da musica e sottofondo mi faceva.

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Ci troviamo nel Sud Italia verso anni 1920


Gennarì figlio di contadini Antonio e Maria, è un ragazzo molto vivace, amante della natura e della vita. Da piccolo aiuta la sua famiglia nei campi, dove un po’ distante da casa sua c’è Angelica, una ragazzina che per lui è tutto della vita, lui la descrive come un cielo stellato di sera ed il raggio più bello e più luminoso della mattina.
Tra i due c’è molto intesa di amicizia ma anche di un forte sentimento che poi lo spingeranno a passione. Lei figlia del proprietario terriero il Signor Gustavo, dove lavora quasi mezzo paese per opera sua è molto schiva e fedda con il padre per il modo in cui si comporta nei riguardi dei piccoli contadini. Il Signor Gustavo ha sempre rifiutato che sua figlia frequentasse persone che non fossero del loro stato sociale e su questa decisione tra lui e la figlia c’erano sempre contrasti e liti, dove la ragazza per sentimento ma anche per amor del piccolo Gennarì si vedevano di nascosto.


Il loro appuntamento era su presso una collina, dove c’è una quercia e vi si può ammirare il paese sottoistante e poter immaginare guardando il cielo stellato di poter toccare o sfiorare le stelle che nel cielo celeste brillano in modo luminoso e fanno da luce sul paese e sui loro visi dolci e pieni di gioia.
Il ragazzo racconta alla dolce fanciulla che tutte le sere prima di ritirarsi a casa lui ed il padre vengono qui sotto questa quercia con la speranza di veder cadere stelle comete che rappresentano segno di speranza ma anche per aver un po’ di distrazione ma poter avere un contatto da vicino con Dio ( infatti il padre ogni volta che andava in collina con Gennarì ed ammiravano il cielo stellato diceva: ‘Figlio mio un giorno quando io e tua madre non ci saremo più perché dovremmo andar a coltivare nella vera terra del Signore, non temere non ti abbandoneremo anzi, quando ci vorrai vieni qui alza gli occhi al cielo e vedrai che due stelle le più luminose saremo noi e ti staremo sempre vicini, arriverà anche il giorno in cui vedrai cader nel cielo stellato due stelle, le comete più luminose del mondo e quelle saremo noi, io e tua madre, nel darti un segnale di gioia ed avvertirti del tuo mutamento di vita che avrai.


Parole che il ragazzo se le porterà per tutta la vita e le conserverà nel suo dolce cuore.
Nel giro di pochi mesi il giovane Gennarì deve affrontare una situazione molto difficile e grave in famiglia; prima la morte del padre per un tumore ai polmoni, dove nell’arco di tre giorni muore; ma dopo due mesi la morte della madre per una tubercolosi. Il ragazzo resta solo non ha fratelli e parenti, le uniche persone che per lui sono stati importanti nella vita sono stati i suoi genitori, dove non hanno fatto altro che dargli suggerimenti, aiuti, amore affetto, sincerità, si è vero hanno dato tutto il bene che c’è sulla terra proprio come fa ogni genitore ad un verso un proprio figlio. Il giovane contadino durante il percorso di vita non fa altro che mettere in atto i suggerimenti, consigli ma soprattutto l’insegnamento della vita dei genitori e della vita che dovrà affrontare, continuare sempre a lavorare, amare il prossimo e chi non ti ama.
Crescendo e diventando matura l’amore tra lui ed Angelica si fa sempre più forte ed intrigante, tanto che i due molto innamorati e segreti si vedono sempre di nascosto anche se decidono di sposarsi ma questa decisione gli complicherà la vita ad entrambi.


Durante il periodo di Pasqua, periodo dove si cerca di esprimere più amore e perdonare chi ha peccato, i due novelli decidono di potersi sposare e chiedono il permesso del padre di lei "Il Signor Gustavo", ma decisione negata e rifiutata dal proprietario terriero dove lei viene punita dal padre che la tiene chiusa in casa, mentre lui, il giovane Gennarì viene allontanato dai campi e messo i serie difficoltà di vita.
Una notte il ragazzo mentre si ritirava a casa dopo una giornata disastrosa viene fermato dalla dolce Angelica, riuscita a scappare di casa.


I due si rifugiano a nei pressi di un casolare poco distante dalla loro abitazione e passano una notte di amore e tenerezza. Nel frattempo il malefico ed infame Signor Gustavo si accorge che sua figlia è scappata ed avverte tutte le sue guardie nel ritrovare sua figlia, anche se l’idea lui già c’è la in mente, andare a vedere nella casa del giovane Gennarì. Le guardie vanno lì ma non trovano i due.
Mentre nel lontan ma vicino casolare i due novelli avvertono i rumori della cavalleria, il paese un po’ in agitazione e si rendono conto che il padre della fanciulla si è accorto della non presenza della figlia, così decidono di dividersi per perdere le tracce. Lui decide di andare verso la collina e di rifugiarsi sotto la meraviglia quercia, mentre lei si dirige verso il fiume nel far capire che si è persa mentre passeggiava nel bosco.
Da brava attrice si straricchiò su un pezzo di albero rotto che si trovava presso la riva del fiume, facendo credere che si era stancata di camminare e si era addormentata.
Fu ritrovata nel giro di poche ore entrambi, sia lui sopra la collina che lei giù al fiume e portati nella casa del "Signor Gustavo".


Dai ritrovamenti e dalle accettazioni delle guardie che si trovarono in posti diversi, il padre di lei fece un sorriso da ingannatore, diede uno schiaffo violento alla figlia umiliandola e disprezzandola, facendola portare nella sua stanza e chiuderla dentro, lui invece fu lasciato libero, perché aveva in mente un’altra punizione per lui.
Eduard giovane ragazzo della cavalleria portò spia al "Signor Gustavo" che i due già si erano visti e nel sentire i rumori, i movimenti del paese si erano accorto di tutto e divisi per non essere presi in fragranza e essere puniti in modo atroce e violento da parte del grande Feudatario.
Il giovane ufficiale per prova porta il ‘Signor Gustavo’ nel casolare dove i due si sarebbero incontrati e trovano un piccolo pezzo del vestito di lei e lo specchio che lei portava sempre con sé.
A questo punto il feudatario (Signor Gustavo) ed il giovane ufficiale decidono di far un’imboscata al giovane Gennarì.


Una notte mentre pioveva in modo interrotto, il giovane Gennarì si stava ritirando a casa dopo una giornata di lavoro da giovane barman nell’unico bar del paese gestito dal signor Cadestra, una persona molto umile, brava, e molto religiosa, fu assalito da cinque persone, fu portato nel casolare e li che il giovane capì che doveva ormai andar via dal paese.


Fu preso attaccato con funi, preso a schiaffi, calci, sputi in faccia gli diedero bastonate, gli spezzarono un braccio ed infine con la sfera che usano per marchiare gli animali sul dorso, lo marchiarono dietro la schiena, dove prima di andare via i cinque aggressori uno di loro gli diede l’ultimo sputo e gli disse: Sulla terra i vermi come te sono quelli che rovinano il nostro modo di vivere e quindi vanno eliminati o cacciati. Una frase che gli rimase molto come le cicatrici che aveva su tutto il corpo.


Dopo essersi ripreso decise di partire e di abbandonare per sempre il suo paese, il suo amore per Angelica, la sua casa ma soprattutto quella collina una parte della sua vita è là sopra, sotto quella quercia.
Prese il treno e partì per Perugia dove qui si inserisce in un seminario, e dopo anni ed anni di studio si fa prete, e si fa chiamare ‘FRA LORENZO’.


Gira quasi tutta l’Italia portando nelle città la voce di Dio, anche durante la guerra del 1939/45 fa sentire la voce di Dio al popolo italiano che è prigioniero dei Tedeschi, si fa molto amare, dal suo modo di aiutare il più debole ed il modo in cui parla anche con chi è cattivo fuori ma buono dentro.
Terminata la guerra gli si viene affidato un trasferimento, di tornare nel sud del paese dove lui dieci anni fa fu costretto ad andare via, perché fu massacrato di botte e minacciato dal malvagio ‘Signor Gustavo’.
Fra Lorenzo (all’epoca Gennarì) dovette accettare la proposta fattagli dai suoi superiori anche perché il paese uscito dalla guerra si doveva riprendere in modo economico, visivo ma anche religioso anche perché il prete che stava prima morì durante i bombardamenti.


La missione fu affidata a lui ed ad un altro giovane prete Renato che lo seguì in questa avventura ma anche in questa nuova esperienza fuori dal seminario e per la prima volta per lui fare da vice in una missione di solidarietà e vitalità, portando in quelle zone ormai dimenticate da tutti la parola di Dio.
Arrivati nel paese, per lui ci fu una forte emozione ma anche rancore nel pensare che in passato dovette lasciare il suo paese e tutto ciò che aveva per ricominciare a fare una nuova vita.
Il paese è ormai in uno stato non umano e disdradato dove per il prete ed il suo sostenitore ci vorrà molto da lavorare e pregare nell’aspettare aspettative e miglioramenti, e di usare tutte le proprie forze compresa quella della fede e della preghiera per portare il paese come era prima e di fare credere al piccolo paese che il Signore è sempre presente ovunque.


Piano, piano i due vanno per la strada giusta durante le messe, nel camminare nel paese incominciano ad essere amati e rispettati dal piccolo gregge che loro hanno intorno.
Una sera il prete Fra Lorenzo decide in compagnia del suo assistente e giovane prete di andare sulla collina e vedere se c’è ancora quella quercia che racchiude ancora tanti ricordi e momenti belli. Il piccolo prete Renato chiede al prete superiore il perché molto importante questa quercia e cosa rappresenta per lui.
Fra Lorenzo con un piccolo sorriso, ma nasconde dentro di sé un dolore amaro gli racconta un po’ di questo amore e importanza per questa collina e quercia.
Durante la discussione avvertono delle urla nel paese, una giovane donna sta male, i due corrono e vanno a vedere, il prete Fra Lorenzo si accorge che è incinta e che il figlio che la signora ha in grembo ha problemi nell’uscire, il prete si fa avanti e con molta fede e per i vecchi insegnamenti avuti in passato durante alcuni seminari aiuta la signora, e da quest’avvenimento il prete ed il suo aiutante sono molto acclamati ed amati dal popolo.


I due ormai simboli di questo paese organizzano feste, banchetti musica e la gente sono molto entusiasti di questo; finché una sera incontrò in una festa Eduards il proprietario terriero di quasi tutto il paese ( dieci anni fa fu il giovane ragazzo della cavalleria che combinò l’imboscata con aiuto del Signor Gustavo a Gennarì) entrambi no si conoscono più anche perché quando fu mal ridotto non si fece mai vedere in faccia.
Eduard parlava in un modo molto schivo ed infastidito nel modo in cui stava agendo il giovane prete, ma al prete delle sue idee e dei suoi comportamenti non interessavano, lui si trovava lì nel suo paese perché aveva un compito quello di portare la fede e la parola di Dio, in quelle terre ormai abbandonate e quasi dimenticate dall’uomo ma non dal Signore.


Una domenica mentre si stavano confessando nella sua adorata e ricostruita chiesa, gli si avvicina una donna per una conversazione. La donna di nome Angelica parla con il frate dei dolori e malori che porta con sé, dei maltrattamenti che subisce ad opera di suo marito Eduard, e del bene che lei ha per suo figlio il piccolo Gennarì di soli nove anni, avuto dalla notte di amore con un giovane contadino che morì da come gli avevano detto; solo che lei non è convinta, anzi per lei è vivo ancora e lei lo ama ancora, e di suo marito è stato il malvagio padre il Signor Gustavo (all’epoca il grande proprietario terriero del paese) no hanno mai avuto importanza per lei, di questo matrimonio tutto combinato per opera di suo padre e del giovane ufficiale.
Da questa conversazione per il prete incomincia ad aprirsi il cuore ed avere avanti quelle belle giornate con un suo vecchio amore, si sofferma e fa un grande respiro ma non le dice che lui è il giovane contadino di dieci anni fa ‘Gennarì’.


Dopo aver dato l’assoluzione alla giovane e fatta la messa, durante la sera il prete si ritira su quella collina, per meditare ma anche per non far vedere a nessuno lacrime di dolore che lui ha.
Durante il carnevale si presenta in chiesa Eduard per parlare con il prete di alcuni fatti illegali e di voler far partecipare anche alla Chiesa.


Il giovane prete si rifiuta ed incominciano ad avere delle colluttazioni, il prete gli chiede di andare via e di entrare nella casa del Signore solo per pregare ed ascoltare la parola di Dio; a queste frasi il proprietario terriero fece un sorriso da infame e sussurro: sulla terra i vermi sono quelli che rovinano il mondo, quindi o vanno eliminati o cacciati.


Nel sentire questa frase il prete rimase perplesso e gli venne in mente quella maledetta sera, dove fu pronunciata la stessa frase, gli disse cosa faceva prima Eduard;
Lui rispose era al servizio della cavalleria.


Il prete nel sentir questo si tolse l’abito che aveva addosso e gli fece vedere quei maledetti e visivi segni di orrore che aveva sul corpo, e rispose:
Ho sempre pregato al Signore di potere incontrare in faccia quei demoni di quella sera, e di dire a loro che non bisogna agire di violenza per ottenere qualcosa ma parlando e ragionando con il cuore e la mente, ed adesso eccoti qui, ci ritroviamo di nuovo però io stavolta non sono legato e non mi abbasserò mai al tuo stesso livello.
Eduard rimase stupefatto ed incredulo, ma senza timore e paura, con un tono di voce da incosciente: sorrise prima e poi disse ‘Noi quella sera ti dovevamo uccidere, ma poi non sapevamo dove seppellirti verme’.
Il prete nel sentire questo lo prese e lo buttò fuori dalla chiesa e dicendogli di non entrare più nella casa di Dio se non avesse la coscienza a posto e cacciando via dentro di sé il diavolo che possedeva.
Quando rientrò nella chiesa il prete incominciò a piangere e gridare chiedendo aiuto del Signore e dei suoi Genitori, poi dalla, rabbia dallo sfogo svenne.


Durante la colluttazione tra il frate Lorenzo ed il proprietario terriero Eduard, si trovava nascosto dietro ad un pilastro della chiesa il piccolo Gennarì dove ascoltò tutto e subito intervenne quando vide il prete svenire; incominciò a gridare, piangere facendo in modo che qualcuno lo sentisse. L’aiutante del prete il giovane Renato, che si trovava nella carestia sentendo gridare corse in chiesa e vide il ragazzo inginocchiato al prete piangere in modo malinconico.


Subito frate Renato si precipitò per soccorrere il prete.
Per due giorni il prete rimase a riposo, e quasi tutti nel paese si preoccuparono ed incominciavano ad affollare ogni ora la chiesa, per informazioni sulla salute del loro angelo.
Angelica avendo saputo il fatto e la causa di come è accaduto ciò, tramite la conversazione del figlio si precipitò di corsa nella chiesa per vedere il prete, e dirgli ormai la verità su tutto, si, confessandogli anche della notte che dieci anni fa mise al mondo il loro amore, la nascita del piccolo Gennarì.
Quando corse in chiesa ed andò nella stanza del prete, lo salutò, gli chiese come stava, e gli disse con una voce tremula di emozione e gioia per avere ritrovato dopo dieci anni il suo unico e vero amore il contadino Gennarì.
Quando il prete sentì questo, si commosse ed ebbe una piccola fuoriuscita di lacrima dagli occhi e con un nodo alla gola abbracciò Angelica e la strinse forte a sé.
Durante il periodo di Pasqua il prete come tutte le sere invoca la preghiera, dopo la messa il prete decide di andare in collina anche se stava piovendo per meditare un po’ ma anche per stare un po’ solo e rinchiudersi nel passato.


Mentre stava chiudendo la chiesa, una voce molto brutta ed accattivante lo chiamò e disse: Padre lurido verme, non ti ho ucciso dieci anni fa perché mi facevi pena, ma adesso il coraggio mi è venuto in corpo ed è giunta la tua ora, sparò un colpo dove lo colpì al torace; il prete cadde tutto insanguinato sulle scale della chiesa, le persone dallo sparo corsero, Eduard l’assassino si puntò la pistola alla tempia e prima di sparare sussurro: Ho portato a termine una missione che il Signor Gustavo mi aveva incaricato, e sparò.
La gente corse più per aiutare il prete che per l’omicida, il piccolo Gennarì vedendo uno strano movimento fuori chiesa corse e quando vide la scena incominciò a piangere.
Il prete fu ricoverato nell’ospedale del paese dove rimase per trenta giorni, dove durante il suo ricovero in ospedale chiese alla Chiesa di avere un trasferimento.
Quando uscì dall’ospedale quasi nessuno sapeva del suo trasferimento, dopo aver salutato il giovane prete Renato si diresse verso la stazione per il treno che aveva.
Il giovane prete Renato subito avvertì Gennarì e sua mamma Angelica della partenza del loro Angelo, i due corsero e mentre correvano la madre raccontò al piccolo Gennarì che il prete Fra Lorenzo è suo padre e si chiama Gennarì come lui.


Sotto la stazione gridavano il suo nome ‘Fra Lorenzo Fra Lorenzo’, ‘Gennarì Gennarì’, ‘papà papà non partire ti prego, non te ne andare di nuovo, rimani qui con noi, ti prego. Il prete nel sentire questo si volse e vide il piccolo Gennarì piangendo con sua madre Angelica, si fermò ed Angelica piangendo disse: non abbandonarci di nuova Gennarì ti prego, mentre il piccolo piangeva tra le sue gambe, dicendo: papa non te ne andare rimani qui con noi ti prego, fu allora che il prete rimase.


Dopo molto mesi Angelica conobbe Toni un pescatore dove si sposarono sotto la benedizione del Prete Lorenzo con aiuto dei suoi seguaci Renato ed il giovane Gennarì.
Dopo la cerimonia i due sposi partirono ed il prete Fra Lorenzo con il piccolo Gennarì andarono sulla collina sotto quella famosa quercia simbolo molto importante per il prete ma diventato importante anche per il paese.
Il cielo era tutto stellato e la luna brillava in un modo indescrivibile che illuminavano tutto il paese sottoistante e loro. Il frate raccontò al giovane il perché della tanta importanza di questa collina e questa quercia.
Nel raccontare i due videro nel cielo cadere due stelle comete che illuminarono tutto il cielo stellato, il prete rimaste stupefatto e pensò alle parole dei suoi Genitori: Ognuno di noi quando muore è una stella, il giorno in cui vedrai cedere due stelle nel cielo sii fiero perché saremo io e tua madre, che ti daremo segnale di amore e di affetto, che noi come in terra anche in cielo ti guardiamo e ti vegliamo giorno e notte, e adesso questo è un segnale che la tua vita cambierà e solo amore ci sarà per te che sei il pastore di questo gregge sii calmo ed amore avrai da espanderlo sulla terra ti vogliamo bene figlio nostro.
Il prete nel guardare le stelle si commosse e con una dolce lacrima che scese dal suo dolce viso sussurro: ‘Grazie miei carissimi genitori, grazie di tutto ciò che avete insegnato e dato vi voglio bene’.
Mentre quella lacrima scivolava sul suo viso un dolce e lieve vento accarezzava il suo viso e portava con sé nell’aria la sua dolce lacrima.

Te l'abbiamo pubblicata cosi' come ce l'hai spedita. Auguri !

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